Vicenzi cerca un fondo d’investimento di lungo periodo

Un fondo d’investimento di lungo periodo per allentare la tensione finanziaria e poter investire sullo sviluppo, in particolare sui mercati internazionali: a Giuseppe Vicenzi, patron del gruppo dolciario veronese, piace parlare chiaro. «Anni fa la mia società – racconta l’imprenditore – ha contratto un debito per l’acquisizione di alcuni stabilimenti per i prodotti da forno Parmalat, in profondo rosso. Dopo alcuni anni siamo riusciti a migliorarne la redditività, tanto che oggi il gruppo vanta una Ebitda di 9 milioni, oltre l’8% dei ricavi, tra le migliori del settore. Tuttavia restano una quarantina di milioni di debito bancario, i cui oneri finanziari incidono per l’1,6% sul fatturato». Quindi Vicenzi osserva che «il problema c’è ma è gestibile».

Tre figlie
L’imprenditore 84enne ha tre figlie che non desiderano gestire l’azienda e si propone quindi di trovare un partner stabile. Perchè non ci riesce? «In realtà ho ricevuto tante offerte per entrare nel capitale – risponde Vicenzi -, ma serve un fondo d’investimento che acquisisca una quota di minoranza e non abbia fretta. Un fondo d’investimento di lungo periodo. Oggi stiamo trattando con un operatore di questo tipo, ma i tempi si annunciano lunghi». Per non lasciare nulla di intentato l’azienda ha recentemente ottenuto la certificazione Elite di Borsa Italiana, volta a rendere le imprese già competitive più attraenti per gli investitori.

Vendesi
Vicenzi è un big della pasticceria fine ed è noto soprattutto per la millefoglie, gli amaretti, la pasta frolla e le merende con i marchi Matilde Vicenzi, Grisbi e Mr. Day. É presente nei canali della grande distribuzione, nel retail tradizionale, ma anche nella ristorazione. L’anno scorso è sorta la Vicenzi Usa con una sede autonoma a Miami. Quest’anno il bilancio di pre-chiusura indica ricavi per 106 milioni (+5,2%) e un Ebitda di 8,9 milioni (+6,1%) con un risultato netto di 2 milioni (+98%). L’export è del 35% dei ricavi ma l’impresa punta al 50%. Il debito verso banche (soprattutto Pop Verona e UniCredit) è di 43 milioni (di cui 16 entro il 2016)a fronte di un patrimonio di 12 milioni.
Il pacchetto Parmalat acquisito comprendeva anche quattro stabilimenti, di cui due chiusi «ma che non siamo riusciti a vendere per il sopraggiungere della crisi nel 2008». Si tratta di un sito nel Comasco e un altro più piccolo ad Atella, nel Potentino. In bilancio terreni e fabbricati sono valutati circa 32 milioni.

Link Il Sole 24 Ore

2017-02-11T16:40:21+00:00